giorno: lunedì, 24 luglio 2006
ore: 13:08

Guardo Claire allontanarsi e non appena è abbastanza lontana, sposto il mio sguardo su Shannon.
«Che diavolo vuoi, Shannon?» le chiedo irritato dal modo in cui mi ha chiamato.
«Nervosetto, eh? Non volevo far andare via la tua bella...» mi risponde con aria innocente.
«Ti ho chiesto che diavolo vuoi...» ripeto facendo un passo verso di lei.
Non è giornata oggi. Perchè certa gente non capisce quando non è il momento di stressare? Già ho trattato male Claire senza motivo e mi sono sentito abbastanza uno stronzo. Le mie cose sono sparite e non ho la più pallida idea di chi le abbia prese. E la bionda mi sta facendo saltare i nervi.
«Cosa ne dici di calmarti?» mi dice Shannon sedendosi sulla sabbia.
«Cosa ne dici di andartene?»
La prendo per un braccio e cerco di farla alzare, ma è praticamente un'impresa impossibile. Ha deciso che deve stare seduta fuori dalla mia tenda, e lì starà.
«Ehi, mi stai facendo male...»
«E allora te lo ripeto...perchè non te ne vai? Così non ti faccio male, tu sarai contenta e lo sarò anche io...»
La ragazza iniza a ridere, apparentemente senza motivo.
Chissà cosa le passa in quella testa bacata.
«Non me ne posso andare...» mi dice tra le risate.
«Ah no? Vogliamo vedere? - le rispondo con aria di sfida - E poi si può sapere perchè diavolo ridi?»
Ormai sto praticamente urlando, sto davvero perdendo la pazienza. Il comportamento di Shannon è davvero irritante, sta lì, inchiodata fuori dalla mia tenda e ride senza motivo.
La ragazza smette per un attimo di ridere e sembra essere ritornata seria.
«No, non posso andarme...ho fatto un voto...»
«Un voto?» le chiedo senza capire, inarcando un sopracciglio.
«Sì...un voto alla Madonna...»
Rimango letteralmente a bocca aperta. Come ho fatto, come ho fatto a non capirlo subito?
«Ssssshh non dirlo a nessuno, però!» mi dice portandosi un dito davanti alla bocca, ad indicarmi di stare zitto, e riprendendo poi a ridere.

«Lo vedrai presto cosa voglio fare...»
La mia presa sui polsi di Lily è salda, sono sopra di lei e inizio lentamente a baciarle il collo.
Lei cerca di liberarsi, ma io sono più forte.
«Charlie...» continua a ripetere, mentre cerca di respingermi.
Lentamente arrivo a baciarle il seno, lascio andare un braccio di Lily per slacciarle la camicetta. Ma lei approfitta di questa mia debolezza per respingermi via con tutta la forza che ha, dandomi una ginocchiata nelle parti basse.
«BASTA!» urla lei con la voce rotta dal pianto, mentre io sono accasciato sull'altro lato del letto.
«Charlie...perchè l'hai fatto?» continua poi, mentre ormai piange disperata, in ginocchio sul letto, la camicetta mezza slacciata e i capelli spettinati.
Mi volto a guardarla, e solo vedendola così, solo ora mi rendo conto di quello che stavo per fare, di quanto io faccia schifo e di quanto quella roba mi abbia rovinato.
«Lily...» inizio a dire, ma non riesco a continuare la frase perchè le lacrime me lo impediscono.


«Shannon..shannon, devi smetterla subito, smetterla con quella roba...» dico prendendo la ragazza per un braccio e alzandola di peso. Non mi importa se le farò male, non mi importa di niente. L'unica cosa che mi interessa è che Shannon la smetta, e subito.
«Lasciami! Mi fai male, te l'ho già detto!»
«Non me ne frega niente se ti faccio male...» dico tirandola dietro di me in mezzo alla foresta, dove nessuno ci può vedere nè sentire.
«Ascoltami bene - le dico quando ormai siamo abbastanza lontani dal resto del gruppo - la devi smettere Shannon, la devi smettere con quella roba...»
La prendo per le spalle, guardandola fissa negli occhi.
«...tu non sai quante stronzate ti porta a fare, tu non sai quanto schifosa diventerà la tua vita...»
La ragazza mi guarda, poi abbassa lo sguardo. Sembra pentita, sembra che il mio discorso stia funzionando.
E invece dopo un attimo scoppia a ridermi in faccia.
«Ahahahah senti un po', razza di rifiuto della società...come ti permetti di farmi la paternale, eh? Ti rendi conto di quello che stai dicendo? Tu che sei stato un tossico per anni, e secondo me lo sei ancora, vieni a dirmi che devo smetterla con quella roba...ma fammi il piacere...»
Chiudo gli occhi, insipiro profondamente. La tentazione di prenderla a schiaffi è davvero forte, ma non posso farlo.
«Shannon, finiscila, non sai quello che stai dicendo...e poi appunto perchè ho fatto uso di quella roba per anni, so esattamente quanto faccia schifo...»
«Ma non ti vergogni? Sei patetico...ora cerchi di portarmi sulla retta via perchè non sei riuscito a rimanerci tu stesso? E poi guardati intorno...questo posto fa schifo e questo è l'unico modo che abbiamo per renderlo migliore...» mi dice tirando fuori dalla tasca qualcosa che riconosco subito come l'eroina che c'era nella stauetta.
«Non fa poi così schifo, Shannon...insomma c'è Claire, c'è Aaron...e tu hai Sayid, no?»
Cerco di toglierle l'eroina di mano, ma lei è più veloce e ritrae la mano dietro la schiena.
«Cerchi di fregarmi, forse? Comunque se ti accontenti di una slavata e di un figlio che non è tuo...fai te... - sorride - Sayid? Non va poi così bene...ma questa è un'altra storia, Charlie.»
La guardo con occhi pieni d'odio. Non si deve permettere di parlare così di Claire e Aaron.

«Lily...Lily, mi dispiace...» dico mentre mi allungo una mano verso di lei, per accarezzarla. Ma lei si ritrae.
«Non mi toccare...Charlie...dimmi solo perchè...»
Ormai le sue guance sono rigate dalle lacrime e dal mascara, non cerca più nemmeno di trattenersi.
Abbasso lo sguardo, non so cosa dire. Mi vergogno immensamente di me stesso, di ciò che ho fatto, di ciò che stavo per fare. Ma non posso dire a Lilian cosa mi ha portato a questo punto, non posso. Non posso dirle che ormai da tempo sono dipendente dall'eroina.
«Lily...io...»
«Vattene Charlie. Esci di qui e non farti mai più vedere.» mi dice indicando la porta e l'unica cosa che posso fare è andarmene.
Esco dall'albergo, piove. Non ho niente per coprirmi ma poco importa.
Mi siedo sul bordo di un marciapiede e piango, piango mentre la pioggia cade sulla mia testa.

«Non ti permettere...» le dico con un sibilo, abbassando lo sguardo.
«Di fare cosa? Di dirti come stanno le cose realmente? Quella ti sta solo usando Charlie, ha preso il primo cretino che le si è affezionata solo perchè ha bisogno di qualcuno che badi a suo figlio...che gli faccia da padre...»
Non riesco a controbattere, troppo impegnato a trattenere le lacrime.
«Non dirmi che non ci avevi mai pensato, eh...è così palese...chi vuoi che si preoccupi di te, Charlie? A nessuno importa niente...soprattutto alla mammina...troverà presto qualcun altro con cui rimpiazzarti...»
Nella sua mano ancora l'eroina, che attira inevitabilmente la mia attenzione...

autore: CharliePace
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giorno: domenica, 09 luglio 2006
ore: 20:03

«Porta via il moccioso da qui!» esclama Locke come se fosse un ordine.
Ma dico, chi si crede di essere? Ha appena ammazzato due persone e si permette anche di dare ordini?
Fisso per un attimo Locke, inizio a non sopportarlo veramente più.
Poi il mio sguardo si sposta su Claire e Aaron. Il suo sguardo impaurito incrocia il mio, mi avvicino a lei e la stringo a me.
«Andiamocene da qui...» le dico passandole un braccio intorno alle spalle.
Lei annuisce semplicemente col capo, forse troppo impaurita per dire qualunque cosa e si lascia guidare lontano da questo inferno, verso la spiaggia.

«Ah però, niente male il White Rose! Dev'essere dura la vita della giornalista...» dico guardandomi intorno. E' una delle camere più lussuosse che abbia mai visto. Enorme, con una visuale stupenda sulla città, solo il bagno è quasi più grande di tutta la mia casa, figuriamoci!
«Non pensare che quello della giornalista sia un lavoro facile, Charlie...sempre in giro, mai in uno stesso posto per una settimana intera...»
Sorrido. Sorrido perchè mentre lo dice, cerca di essere contrariata, ma non ci riesce. So che questo lavoro le piace troppo, che per lei non può avere nessun risvolto negativo. E'sempre stato il suo sogno, dopotutto.
«Certo, a chi vuoi darla a bere, Lilian?»
Scoppiamo entrambi in una sonora risata, mentre Lily apre il firgo-bar e prende due bottigliette di vodka, di quelle piccole che si trovano solo negli alberghi.
«Vuoi?» mi dice lanciandomene una.
«Che domande...!» rispondo prendendo la bottiglia al volo.

«Ma si può sapere cos'ha contro Aaron?» mi chiede Claire, quasi con le lacrime agli occhi, stringendo a sè il piccolo.
«Ma che ne so...quello ammazza la gente e poi pretende anche che si faccia quello che vuole lui...»
«E' così piccolo...indifeso...»
Accarezza la testa del piccolo Aaron, abbozzando finalmente un sorriso.
«Claire, devi stare lontana da lui...hai visto di cosa è capace, no?»
«Ci provo...ma è inevitabile incontrarlo...non è poi così grande questa spiaggia...» mi dice guardandosi intorno.
«Certo, sarebbe più facile se tu evitassi di correre con Aaron appena senti uno sparo, nella direzione da cui proviene...»
Non ha senso quello che sto facendo, me ne rendo conto. Claire in fondo non è nessuno per me e Aaron non è mio figlio. E allora perchè sento questo bisogno martellante di proteggerli?
«E cosa avrei dovuto fare, Charlie!? Ti ho visto correre in quella direzione...scusami tanto se mi sono preoccupata...!»
Rimango per un attimo a bocca aperta, senza sapere cosa dire.
Si preoccupa per me? Mi suona così strano...è così strano che qualcuno si preoccupi per quello che faccio, non ci sono abituato.
«Non devi preoccuparti per me, devi preoccuparti per lui.» dico perentorio, voltando loro le spalle e dirigendomi verso la tenda.

Dopo aver praticamente svuotato il frigo-bar di ogni alcoolico possibile ed immaginabile, io e Lily ci ritroviamo sdraiati sul letto a guardare il soffitto, a ricordarci dei tempi del liceo.
«E ti ricordi...ti ricordi di Chris?» mi dice lei ad un certo punto, trattenendo a stento le risate.
«E come faccio a dimenticarmelo...te lo sei fatto alla mia festa di compleanno...»
«Vero...come fai a ricordartelo, Charlie? Quasi non me lo ricordo nemmeno io...!»
Mi giro su un fianco, reggendomi la testa con la mano.
«Non te ne sei mai accorta?»
«Di cosa?»
«Che sono sempre stato innamorato di te...»
Silenzio. Odio il silenzio.
Poi lei scoppia in una risata.
«Charlie, ma che cavolo...mi stai prendendo in giro!»
«No...non ti sto prendendo in giro...»
Mi avvicino a lei, un'occasione che ho aspettato per tutta una vita.
Mi avvicino e la bacio.
E' un secondo, e sento un dolore fortissimo alla guancia.
Porto la mano a massaggiare il punto dolorante e in un attimo l'alcool e la coca si fanno sentire.
Le blocco il polso contro il cuscino, poi l'altro e in un attimo sono sopra di lei.
«Charlie...Charlie che stai facendo?» mi dice lei guardandomi con gli occhi lucidi.
«Lo vedrai presto cosa voglio fare...»

Arrivato alla tenda, mi sdraio su quella specie di letto che mi sono costruito.
Claire che si preoccupa per me è una cosa di cui non riesco a capacitarmi.
Nemmeno nella mia famiglia si preoccupavano per me. Nemmeno mio fratello. Certo, lui non si prendeva cura nemmeno di sè stesso, figuriamoci!
Mi giro su un fianco, allungo un braccio per prendere il mio zaino e lo avvicino a me.
Ci infilo dentro una mano, cercando il cd che avevo portato in Australia a Liam. Il nostro primo demo, l'avevo portato per fargli ricordare dei vecchi tempi.
Ma non riesco a trovarlo.
Mi metto a sedere, avvicino ancora di più lo zaino e guardandoci dentro, mi rendo conto che il cd non c'è.
Il cd non c'è.
E non c'è nemmeno la stauetta.
«Cazzo!» esclamo ad alta voce, scattando in piedi.
Provo a guardarmi in giro, per vedere se lo stronzo che ha frugato tra la mia roba ha lasciato qualche traccia, ma niente.
«Cazzo!» ripeto, iniziando a camminare nervosamente avanti e indietro, con le mani tra i capelli.
Esco, forse qualcuno ha visto qualcosa.
Guardo nuovamente intorno a me, ma non vedo niente che possa portarmi a capire chi è stato.
«Hurley! Hei Hurley! Hai visto per caso qualcuno qui intorno poco fa?» chiedo al ragazzo che si trova a passare qui davanti.
«No...mi spiace...perchè? Che è successo?»
«No niente, niente di che...grazie...»
«Figurati!»
Il ragazzo si allontana, e io continuo a camminare intorno alla tenda, senza sapere cosa fare. Chi può averlo fatto, chi? Se qualcuno dovesse sapere...se Claire dovesse scoprire...
«Ehi, qualcosa non va?» mi chiede d'un tratto Kate, che si è avvicinata a me senza che io me ne accorgessi.

autore: CharliePace
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giorno: sabato, 01 luglio 2006
ore: 20:01

Hotel White Rose. L'hotel più lussuoso di tutta la città.
«E' qui che dormi?» chiedo entrando, guardandomi in giro.
La hall dell'albergo è più grande di tutto il mio appartamento, dietro il bancone il concierge, con la sua divisa impeccabile.
Appena entro mi squadra dalla testa ai piedi.
Certo, qui non sono abituati a far entrare gente come me, gente con i pantaloni strappati e i capelli spettinati.
Lily gli rivolge un sorriso.
«Il bar è di là..» mi dice facendomi strada.
Ci sediamo ad un tavolo, lei ordina un martini e io mi limito alla mia solita birra chiara ghiacciata.
«Allora...qual è il lavoro che ti costringe a dormire nell'albergo più costoso di tutta la città?» le chiedo lanciando un'altra occhiata intorno.
«Sono una giornalista, Charlie...alla fine ce l'ho fatta!»
«Ma è fantastico!»
Fare la giornalista era sempre stato il suo sogno, sono veramente contento che ce l'abbia fatta.
E invece lei è sempre stato il mio di sogno...

Sono seduto in riva al mare. Ho portato il mio zaino con me. Siamo solo io e lei. Apro la cerniera dello zaino, infilo dentro una mano e l'afferro. Mi guardo intorno un'ultima volta e quando sono definitivamente certo che non ci sia nessuno intorno a me, la estraggo. La statuetta che ho trovato tempo fa con Sayid. Maledetto Sayid, perchè me l'ha detto? Perchè mi ha detto che cosa contiene?

«E tu com'è che ti sei ritrovato a suonare nei Driveshaft, invece?»
«Un vecchio progetto mio e di Liam...abbiamo iniziato quasi per gioco e ora eccoci qui!» dico allargando le braccia.
«Siete forti...» risponde poco convinta.
«Non mentire, Lily, ti conosco abbastanza bene. Questa musica ti ha sempre fatto schifo...ma apprezzo il tentativo...»
Rido e con un cenno della mano chiamo il cameriere per ordinare l'ennesima pinta di birra.
«E' vero, non mi è mai piaciuta...ma so comunque riconoscere se un gruppo è valido oppure no, non credi?»
«Può darsi...»
Cazzo, Lilian può dirmi qualunque cosa, le darò sempre ragione. Le morivo dietro già ai tempi del liceo, ma era praticamente irraggiungibile in quel senso. Eravamo buoni amici, ottimi direi. Ma di mettermi con lei non avevo alcuna speranza. Troppo diversi. Lei così bella e perfetta. E io...lasciamo perdere!
«Signori mi spiace, ma devo chiudere...» ci dice un cameriere avvicinandosi al nostro tavolo. Mi guardo intorno ed effettivamente, oltre a noi, non c'è più nessuno.
«Ma che ore sono? E' già così tardi? Ci scusi sa, ma il tempo è volato...andiamo via subito...» risponde Lilian.
In un sorso finisco la mia birra e lei il suo martini, ci alziamo e ci dirigiamo di nuovo verso la hall.
Lilian va al bancone a prendere le chiavi della camera, il concierge mi guarda di nuovo con quell'aria schifata. Dio quanto lo odio!
«Lilian mi ha fatto davvero piacere rivederti...fatti sentire più spesso, mi raccomando! Non aspettare altri cinque anni...» le dico quando torna da me dopo aver augurato la buona notte al portiere.
«Contaci! Senti...ti va di salire un po' in camera da me? Così continuiamo la nostra chiacchierata..dopo tanto tempo non mi va di lasciarti andare via così...»
Non credo alle mie orecchie. Lily che mi invita in camera sua? Non so nemmeno quante volte ho sognato questo momento.
«Ce..certo, se per te non è un problema...» rispondo balbettando.
«Ma figurati! Andiamo!» mi prende per un braccio e mi trascina dietro di sè verso l'ascensore. Ma faccio comunque in tempo a lanciare un'occhiataccia al portiere.

Rigiro tra le mani la stauetta. E' davvero troppo tempo che non assumo strane sostanze, nemmeno un goccio d'alcol. Se ripenso a tutte le stronzate che ho fatto nella mia vita a causa di questa roba, mi viene da vomitare.
E' stata tutta colpa di Liam...ma ora lui vive la sua vita felice in Australia, con la sua allegra famigliola e io qui in questo posto dimenticato da Dio. Magari non si è nemmeno reso conto che il suo fratellino tossico è disperso da qualche parte, quello stupido egoista.
«Da quand'è che il nostro rocker è così religioso?»
Che idiota! Perso nei miei pensieri com'ero non mi sono nemmeno reso conto di Shannon. Si è seduta accanto a me e fissa la stauetta.
«Lo...lo sono sempre stato...»
«Talmente tanto da portarti dall'Australia una stauetta della Madonna nello zaino?» mi chiede scettica, allungando una mano per prenderla.
Ma io sono più veloce e la rimetto nello zaino.
«L'ho trovata nella foresta, non me la sono portata dall'Australia. E poi anche se fosse? Sarebbero fatti miei, non certo tuoi...» dico contrariato.
«Sì sì, ok, volevo solo fare due chiacchiere, niente di più...»
Poi uno sparo, proviene dalla jungla. Ci voltiamo di colpo e vediamo Kate correre, seguita da Jack.
Mi alzo, prendo lo zaino e corro dietro di loro.
Non so cosa sia successo, ma qualunque cosa sia mi ha evitato le mille domande di Shannon.

autore: CharliePace
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giorno: lunedì, 12 giugno 2006
ore: 21:18

«You all everybody...Yeah, you all everybody...»
Le ultime note, poi Liam chiude anche questo concerto.
«Grazie ragazzi, siete stati grandi, alla prossima!»
L'ennesimo spettacolo è finito, cazzo siamo stati grandi.
«Sì cazzo siamo grandi, entreremo nella storia del rock!» mi risponde Liam.
«Ehi guardate chi ho trovato...» ci dice Patrick arrivando alle nostre spalle mentre apriamo la porta del camerino. Alla sua destra, come al solito, una bionda con tutte le curve al posto giusto e alla sua sinistra una mora.
Ma dietro di lui...no, non posso crederci, non può essere lei...

«Santo Dio, finalmente si è addormentato! Non lo sopportavo più, davvero...» dico a bassa voce a Claire che sta seduta accanto a me, cercando di far addormentare anche Aaron.
«Charlie, come fai a dire una cosa del genere? Se avessero preso Aaron...io non so cosa avrei fatto, sinceramente...lo capisco...» mi risponde stringendo il bambino un po' più forte.
Stiamo parlando di Michael, da quando è tornato non ha fatto altro che invocare suo figlio e detto tra noi, dopo un po' è stancante.
Anche se in effetti sì, lo capisco...quando la Rousseau ha preso Testa di Rapa, non mi sono dato pace finchè non l'ho ritrovato.
«Sì, in effetti sì...però da una parte dovresti essere, non dico contenta, ma sollevata, no? In fondo abbiamo capito che gli Altri non volevano questo mostriciattolo qui, ma Walt...» dico sfiorando con l'indice il naso di Aaron.
«Non è un mostriciattolo!» si limita a rispondere Claire, indispettita.

«Lilian! Oddio Lilian, ma sei tu?» dico praticamente urlando, spingendo di lato Patrick e non badando più a mio fratello che continua a parlare di non so che.
«Già...sono proprio io Charlie...» mi risponde la rossa con un sorriso e allargando le braccia, come a volermi abbracciare. Cosa che non impiego molto a fare, in pochi secondi siamo l'uno nelle braccia dell'altra.
Non ci posso credere, Lilian, la mia cara e vecchia amica Lilian.
«Cosa fai qui?» le chiedo prendendola sotto braccio e allontanandomi dagli altri, salutandoli semplicemente con un cenno della mano.
«Niente, sono qui per lavoro...ho sentito che suonavano i Driveshaft e ho pensato di fare un giro, ho fatto male?»
«Assolutamente no! Mamma mia, ma da quanto tempo è che non ci vediamo? Tre, quattro anni?»
Sono entusiasta, Lilian era davvero l'ultima persona che pensavo di incontrare ad un mio concerto. Così precisa, perfettina, musica classica e studio. Questo era Lily. E ora me la ritrovo qui, davvero incredibile.
«Cinque anni, sono cinque anni, Charlie.»
«Cinque anni...un'eternità praticamente! Senti, ti va se andiamo a bere qualcosa? Come ai vecchi tempi...» le dico uscendo dal locale in cui abbiamo appena suonato.
«Ok, tanto non ho niente da fare, una serata te la posso anche concedere...»
«Però aspetta un attimo, devo tornare un secondo ad avvisare gli altri, ok? Torno subito!»
La ragazza annuisce con un sorriso, io mi volto e torno dentro.
Ho bisogno di una striscia di coca.

«Non dorme?» chiedo a Claire che continua imperterrita a cullare Aaron.
«No...non ne vuole sapere...chissà perchè, sto iniziando a preoccuparmi, non vorrei stesse male...»
«Ma no...se vuoi provo io...porca miseria, da quando se n'è andato Sawyer questo bimbetto non smette più di piangere...è quasi peggio di Michael...» dico cercando di sdrammatizzare, ma Claire non sembra prenderla molto bene.
«E'vero comunque, Sawyer gli piaceva...»
«E a chi non piaccio?»
Una voce appena dietro di noi, una voce conosciuta, una voce di una persona che non dovrebbe essere qui.
«Sawyer!» eslcama Claire vedendo il ragazzo accompagnato da Kate, mentre io mi limito a fissarlo, stranito.

«Eccomi!» dico chiudendomi di nuovo la porta del locale alle spalle.
«Era ora, stavo per andarmene!» mi dice Lily, ma so che mi prende in giro, come ha sempre fatto.
«Certo...come no...hai aspettato cinque anni, puoi anche aspettare altri due minuti, no? Piuttosto, dove andiamo? Non conosco molto questa zona...» dico guardandom intorno, cercando di farmi venire un'idea, un locale tranquillo in cui andare.
«Nemmeno io a dire la verità...ti ho detto, sono qui per lavoro, sono anni che non abito più in questa città, è cambiato tutto...se vuoi possiamo andare al mio hotel, non è troppo lontano e c'è un bellissimo bar, molto fornito...»
«Ci sto!»

autore: CharliePace
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giorno: sabato, 27 maggio 2006
ore: 18:07

Di colpo apro gli occhi.
La fronte madida di sudore, intorno solo buio pesto.
Mi alzo leggermente, portando tutto il peso sui gomiti e respiro ancora affannosamente.
«E' stato solo un brutto sogno, Charlie» mi dico.
Dopo qualche minuto mi calmo e la vista comincia ad abituarsi all'oscurità.
Vedo Claire che si agita nel sonno e poco lontano la culla di Testa di rapa.
«Si chiama Aaron, Charlie, quante volte devo dirtelo?»
La voce di Claire mi rimbomba in testa e involontariamente mi sfugge un sorriso.

«Allora ragazze, piaciuto il concerto? Siamo o non siamo la miglior band in circolazione?»
«Certo Liam siete i migliori..sei il migliore...» gli risponde una bionda con un fondoschiena da paura, passandogli un braccio intorno alla vita mentre torniamo in camerino.
Chiudo il basso nella sua custodia, l'appoggio contro il muro e mi guardo in giro. Mio fratello è su un divano con la bionda, Patrick contro un muro con una mora e una bottiglia di vodka.
Mi avvicino allo specchio e guardo la mia immagine riflessa, occhiaie, occhi spenti. Ma quand'è che sono diventato così, quando?
Abbasso lo sguardo sul tavolino sotto lo specchio, una scatolina con dell'eroina.
Ecco quando.

Mi giro su un fianco, cerco di riprendere sonno, ma non mi riesce.
Avvicino a me il mio zaino, lo apro ed è proprio lì, che mi guarda con quegli occhi azzurri e l'aria innocente.
«Ma quale mente malata può nascondere l'eroina qui dentro?» penso scuotendo la testa e rimettendo la statuina nello zaino.
Non era un brutto sogno, l'ho trovata davvero l'eroina. In questo posto dimenticato da Dio, sono riuscito a trovare dell'eroina, quando ormai pensavo di essermene liberato per sempre, quando pensavo di essermene disintossicato. Che schifo.
Riapro lo zaino, la tentazione e forte, fortissima.
Poi sento Aaron piangere. Non posso farlo, no. Devo badare a lui e un tossico non può certo prendersi cura di un bimbetto di poche settimane.

Prendo la scatolina, me la rigiro tra le mani.
Come può una cosa apparentemente così insignificante creare tanta dipendenza?
«Ehi Charlie, passa quella roba! Non vorrai mica tenertela tutta per te, vero?»
Di scatto mi giro e la lancio contro mio fratello.
«No, tienitela pure, razza di idiota!»
Lui mi guarda e ride, io esco dalla stanza sbattendomi la porta alle spalle.

Claire dorme, così ho deciso di alzarmi io a vedere perchè Aaron piange. Lo prendo in braccio e mi allontano un po'dagli altri, per non far svegliare tutti.
«E dai, Testa di rapa, non piangere...» dico cullando il bambino dolcemente. Cavolo, da quando Sawyer se n'è andato è quasi impossibile farlo smettere di frignare.
«Ma come faceva ad esserti così simpatico Saw...»
Non faccio in tempo a finire la frase, che sento un urlo provenire dalla spiaggia.
«WALT!»
Walt??
«Chi c'è? Chi sei?» urlo a mia volta, tenendomi però a debita distanza.
Non vedo un accidente, non so chi sia ad urlare così e io ho con me Aaron. E poi Walt è andato via, salpato con la zattera, chi cavolo è che lo cerca?
«Charlie, Charlie!» la voce si fa più vicina, finchè un uomo non mi viene in contro. Stenta a reggersi in piedi, il respiro affannoso, i vestiti bagnati.
«Michael? Ma che diavolo...? La zattera? Gli altri? Che è successo?»
Chiedo tutto d'un fiato.
«Walt...dimmi che hai visto Walt...» dice mentre la sua voce si fa sempre più debole e cade in ginocchio ai miei piedi.
«Calmati Michael! Sei ferito... - dico notando una macchia di sangue sulla sua camicia - Vado a chiamare gli altri, Jack, Kate...gli altri...non ti muovere...» dico iniziando a correre in direzione delle grotte.
Non ho capito cosa sia successo, ma di sicuro non è una bella cosa. Vedendo Michael sulla spiaggia, tutte le mie speranze sono crollate, le mie speranze di tornare nel mondo civile.

autore: CharliePace
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Questo diario fa parte del gioco di blog Lost Survivors, dedicato alla serie tv "Lost".
Tutto quello che viene scritto è assolutamente inventato e pertanto non è per nulla legato al telefilm. I personaggi e il telefilm appartengono alla ABC.

chi è charlie?

Nome: Charlie
Cognome: Pace
Età: 29
Luogo di nascita: Manchester, Inghilterra.
Motivo del viaggio in Australia: Convincere il fratello Liam a ritornare a suonare con i Driveshaft.
Motivo del viaggio a Los Angeles: volare a Los Angeles per il tour di ritorno dei Driveshaft di 8 settimane, come spalla ai "Meat Coat".
Significato del nome: Insieme al batterista, un bassista è responsabile dell’andatura di una canzone (la parola "pace" significa appunto "passo, ritmo"), mentre Charlie è un nome comunemente usato dagli inglesi per indicare la "cocaina", spesso accompagnato con il tipo di vita rock and roll che una volta egli stesso conduceva.
Professione: Bassista dei Driveshaft.

la sua storia

L’ex bassista della band inglese Dirve Shaft da Manchester, in Inghilterra, Charlie Pace originariamente era indeciso se dare valore al crescente successo della band. Le sofferenze e le tentazioni dello stile di vita della rock-star avevano pesato molto su di lui, anche se la sua band guadagnava notorietà. Alla fine, comunque, viene convinto dal fratello Liam a partecipare al futuro della band spiegandogli che la band aveva bisogno di Charlie essendo “lui stesso la band”. Nonostante ciò Charlie accetta alla condizione che Liam gli prometta di lasciar perdere tutto se fosse diventato troppo stressante.

Col successo mondiale dei Drive Shaft, Charlie comincia a notare che il fratello Liam sta diventado sempre più autodistruttivo con l’uso della droga e il ruolo sempre più dominante nella band. Appena dopo un concerto dal vivo, la situazione prende una brutta piega quando Charlie dice a Liam che quello è il momento giusto per lasciare tutto. Quando Liam va via sprezzante urlando “adesso sono io la band”, Charlie realizza che propabilmente ha lasciato andare le cose troppo in là. Da solo, nel camerino, accecato dal dolore della situazione, Charlie si affida alla scorta di eroina del fratello Liam.

All fine la fama dei Drive Shaft scanisce e con essa il rapporto di Charlie con Liam. La band si scioglie e Charlie comincia a rubare per alimentare la sua dipendenza dall’eroina. Dopo il fallimento di una relazione con una donna ricca dal nome Lucy, alla quale voleva rubare dei preziosi, Charlie si dirige dal fratello per tentare di riformare la band e andare in tour. Vola in Australia per incontrare il fratello, ormai sposato e sistemato. A differenza di Charlie però, Liam non è tentato dalla promessa di un ritorno allo stile di vita da rock-star. In più, quando Liam si rende conto che il fratello è ancora dipendente dall’eroina, gli chiede di rimanere a Sydney e di entrare in un programma di disintossicazione. Arrabbiato con Liam, che incolpa di averlo fatto cadere nella dipendenza, Charlie se ne va via dicendo che deve prendere un aereo.

La notte prima del volo, incontra una fan in un bar e passa una serata di baldoria a base di eroina nella sua stanza d’albergo. La mattina successiva, cerca di nascondere l’eroina rimanente alla donna, facendola infuriare e provocando uan reazione violenta. Mentre corre per prendere il suo aereo, l’ascensore dell’hotel si ferma perchè chiamato da Hurley e ciò provoca la reazione di Charlie che gli urla dietro “alcuni di noi devono prendere un aereo”. Una volta a bordo, tenta di far entrare la custodia del basso nell’armadietto degli abiti. E’ sottointeso che ha con sè l’eroina rimanente e la nasconde nella toilette accanto alla cabina di pilotaggio. E’ chiaramente per questo motivo che insiste a voler accompagnare Jack e Kate nella loro spedizione iniziale per trovare la punta dell’aereo, e il motivo per cui sparisce misteriosamente mentre Jack e Kate parlano col pilota dell’aereo. Fin dal suo arrivo sull’isola Charlie è stato coinvolto in vari problemi. Prima con i sintomi di astinenza da eroina provocati dall’aver bruciato la sua scorta rimanente nell’episodio La Falena. Poi è stato rapito insieme a Claire da Ethan Rom, ed è quasi morto essendo stato appeso per il collo ad un albero. In seguito, dopo il ritorno di Claire, Ethan lo minaccia di uccidere i sopravvissuti, se non consegnava la ragazza.

Quando Ethan uccide Scott Jackson, i sopravvissuti decidono di catturarlo. Nel successivo scontro con Ethan, Charlie spara all’uomo dichiarando che doveva essere fatto per evitare che continuasse a cercare Claire. In Esodo, Rousseau rapisce il bambino di Claire. Nel tentativo di inseguirla, Charlie segue Sayid fino a dove si trova l’aereo dove Boone è rimasto mortalmente ferito. Non sapendo che Charlie è un ex drogato, Sayid gli dice che nell’aereo c’è un carico di statuette religiose che contengono eroina. Mentre Sayid si gira per andarsene, Charlie fissa bramoso i sacchetti sparsi a terra. L’episodio non ci svela se il ragazzo ha ripreso a drogarsi ma ci mostra un’immagine del suo zainetto che contiene una statuetta con la droga. Charlie ha sviluppato amicizie molto forti sull’isola, ma il più vicino a lui è Hurley, ed ha una relazione quasi romantica con Claire.

(grazie a Lost-Italia)

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